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Rita
Ha scritto 41 relazioni, per una distanza complessiva di 26,70Km su e un dislivello totale di 44,02Km e 338 ore di cammino
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Rita

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Corno Stella, dal parcheggio funivia Foppolo

Il Corno Stella è una cima molto conosciuta al centro delle Alpi Orobiche. Posta sullo spartiacque tra la sponda bergamasca...
T2 0.00 Km 1020 m
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Bosco dell'Alevé, da Casteldelfino

T2 0.00 Km 0 m
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Grigna Settentrionale, da Rongio

L’accesso diretto alla Grigna Settentrionale dal versante lariano è effettuabile da Rongio, frazione di Mandello del Lario. L’escursione, molto lunga...
T3 20.00 Km 2213 m
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Mongioia, da Sant'Anna di Bellino

Già dalla partenza si gode di un magnifico scenario sull’alta valle del Bellino, sulla cui testata troneggia il Pelvo di...
T3 17.00 Km 1460 m
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Anello dell'Alevé, da Casteldelfino

WT2 0.00 Km 721 m
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Piz Arpiglia, da Zuoz

Il Piz Arpiglia (2765 m) è un bel monte della bassa Engadina, ambita meta di scialpinisti svizzeri e italiani. Il...
WT3 8.00 Km 1100 m
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Tour Real

La Tour Real, che domina l’abitato di Chianale, è costituita da un grosso dente che si alza di circa 40...
PD 0.00 Km 1077 m
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Punta Rossa della Grivola, da Cretaz

T3 16.00 Km 2205 m
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Testa del Rutor, dal Rifugio Deffeyes

La Testa del Rutor, posta tra la valle di La Thuile e la Valgrisenche, si erge rocciosa sull'omonimo ghiacciaio. E'...
F+ 15.00 Km 1205 m
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Rifugio Menaggio, da Breglia

Gita di grande soddisfazione effettuabile sia nella stagione estiva che in quella invernale. Se effettuata in estate è bene evitare...
T2 0.00 Km 0 m
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Rifugio Grassi, dal Ponte sul Torrente Troggia

L’escursione invernale al rifugio Grassi è generalmente praticata per la Val Biandino, a cui si accede attraverso una lunga strada...
WT2 0.00 Km 1440 m
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Monte Garzirola, da Dasio

WT2 0.00 Km 1025 m

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Viso Mozzo

Il Viso Mozzo (3.019m), situato nell’alta valle Po ai piedi della parete est del Monviso, rappresenta uno dei punti panoramici...
3019 m
Ci siamo stati
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Monte Barro

Report della gita

Un giro di poche ore per sfruttare una piccola finestra di tempo accettabile in questo periodo piovoso.
Partiamo abbastanza presto e non ci dilunghiamo troppo. Panorama molto bello dalla cima, nonostante le nuvole. Di corsa in discesa per la bella dorsale e arrivo al parcheggio appena prima della pioggia.

Informazioni generali

Condizioni via o sentiero: buone
Pericolo Oggettivo:
Tratti esposti:
Rischio valanghe:
Affollamento: Poca gente

Condizioni meteo

Cielo: nuvoloso
Temperatura:
Condizioni neve:
Condizioni ghiacciaio:

Avvistamenti

Fauna:
Flora:

Galleria fotografica

 

Rita

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Monte Magnòdeno

Report della gita

Gita rilassante di venerdì, ultimo giorno prima della perturbazione annunciata per il fine settimana.
Fatto tutto il percorso descritto da Cai56, ben segnalato fino alla fine, con tanta voglia di camminare ma poca soddisfazione nel fare fotografie.
Dalla cima le montagne vicine si intuivano soltanto, Lecco si intravvedeva appena. In compenso tanto caldo e l'emozione di camminare in maglietta a maniche corte a metà marzo.

Informazioni generali

Condizioni via o sentiero:
Pericolo Oggettivo:
Tratti esposti:
Rischio valanghe:
Affollamento: poca gente

Condizioni meteo

Cielo: foschia in valle
Temperatura:
Condizioni neve:
Condizioni ghiacciaio:

Avvistamenti

Fauna:
Flora:

Galleria fotografica

Rita

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Croce del Bosc, da Piera
domenica 16 giugno 2024

Croce del Bosc

Gita di ripiego in un fine settimana in cui avevamo ben altri programmi. Il meteo dava bel tempo sabato con nuvole dal pomeriggio, neve copiosa domenica. In realtà abbiamo visto il sole solo fino a metà mattina, poi il cielo velato ha reso il paesaggio monocromatico. La gita in sé non vale un lungo viaggio, ma considerando il lato positivo delle cose è stata una bella giornata perchè: abbiamo camminato in un bellissimo bosco di abete rosso, la neve dura facilitava la progressione, abbiamo visitato una zona fino a ieri a noi sconosciuta e soprattutto la voglia di stare all'aria aperta e lontano dalla folla è stata pienamente appagata. In breve: sono contenta di esserci stata ma non credo che tornerò.
Rita

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Ferrata Silvano De Franco
domenica 16 giugno 2024

Ferrata Silvano De Franco

Seconda ferrata della giornata, dopo la più semplice del Centenario. Questo percorso, a differenza del primo, si caratterizza per l'assenza di aiuti artificiali, salvo una staffa nel punto chiave. La roccia fortemente appigliata rende però la progressione divertente pur se impegnativa. La catena di sicurezza complica spesso la salita perchè, essendo di grosso diametro, ostacola lo scorrimento dei moschettoni (Ermanno ha dovuto disarrampicare un tratto verticale a causa di ciò). Anche su questo percorso bisogna fare attenzione alla caduta di sassi. Ferrata breve ma intensa, da provare.
Rita

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Ferrata del Centenario, dai Piani d'Erna
mercoledì 05 giugno 2024

Ferrata del Centenario

prima parte dell'itinerario che ci ha portati in vetta al Resegone percorrendo questa e la successiva ferrata De Franco. Percorso divertente e sicuro, forse un pò troppo ricco di pioli nella roccia, che semplificano la progressione ma che sono spesso ridondanti. Adatta anche ai principianti. Da percorrere con la massima attenzione se ci sono persone davanti, per il rischio di caduta di sassi, MOLTO FREQUENTE.
Rita

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Cima Longhede, da Champlong
mercoledì 19 ottobre 2011

Traversata Becca d'Aver Cima Longhede

Gita sempre piacevole alle porte di casa. Contando sulle previsioni meteo favorevoli siamo partiti con cielo grigio e nebbioso. Appena sotto la vetta si è aperto uno spettacolo maestoso e abbiamo percorso la dorsale sospesi tra il cielo e il mare di nebbia. Bravi Sabrina e Vincenzo alla loro prima cima, anzi, due! Avvistamenti faunistici: Corvo imperialeGita sempre piacevole alle porte di casa. Contando sulle previsioni meteo favorevoli siamo partiti con cielo grigio e nebbioso. Appena sotto la vetta si è aperto uno spettacolo maestoso e abbiamo percorso la dorsale sospesi tra il cielo e il mare di nebbia. Bravi Sabrina e Vincenzo alla loro prima cima, anzi, due! Avvistamenti faunistici: Corvo imperiale
Rita

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Becca Trecare

Bella giornata dopo una perturbazione. Nuvole di passaggio poco preoccupanti, aria fresca, a volte fredda. Siamo partite da Cheneil e arrivate in vetta dopo due ore e mezza. Il ritorno è stato effettuato raggiungendo il santuario della Clavalité e percorrendo tutta la crestina (segnavia 31) fino al colle Cheneil. Il sentiero 107 ci ha riportato alla partenza in breve tempo.Bella giornata dopo una perturbazione. Nuvole di passaggio poco preoccupanti, aria fresca, a volte fredda. Siamo partite da Cheneil e arrivate in vetta dopo due ore e mezza. Il ritorno è stato effettuato raggiungendo il santuario della Clavalité e percorrendo tutta la crestina (segnavia 31) fino al colle Cheneil. Il sentiero 107 ci ha riportato alla partenza in breve tempo.
Rita

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Un weekend tra la Val di Rhêmes e la Valsavarenche

Lungo giro ad anello di due giorni da Rhêmes-Notre-Dame al rifugio Città di Chivasso in Valsavarenche passando per il Colle Basei, e ritorno in Val di Rhêmes per il Colle di Entrelor. Un piccolo trekking per chi ama camminare in alta quota e in perfetta solitudine per gran parte del percorso. Lungo giro ad anello di due giorni da Rhêmes-Notre-Dame al rifugio Città di Chivasso in Valsavarenche passando per il Colle Basei, e ritorno in Val di Rhêmes per il Colle di Entrelor. Un piccolo trekking per chi ama camminare in alta quota e in perfetta solitudine per gran parte del percorso. Primo giorno: da Rhêmes-Notre-Dame al rifugio Città di Chivasso. Durata del percorso: 8 ore Lunghezza: 20,2 km Dislivello in salita: 1453 m Dislivello in discesa: 579 m Lasciata l'auto all’ingresso del paese presso l’ampio parcheggio sulla destra, si traversa il ponte sulla Dora di Rhêmes e si supera il capoluogo di Bruil costeggiando la destra idrografica del torrente (sentiero n. 11A). Si prosegue con andamento pressoché pianeggiante su sentiero tra prati e vegetazione di larici, si supera il borgo di Chaudanne e il successivo laghetto fino al villaggio di Pelaud. Si prosegue sempre costeggiando il torrente e dopo circa un’ora di cammino si giunge ad un bivio, da cui a sinistra parte il sentiero che sale al Col Leynir. Si volta invece a destra, si attraversa il torrente su un ponte e si giunge al villaggio di Thumel, dopo il quale si imbocca per un breve tratto la strada asfaltata che si lascia molto presto per prendere il sentiero n. 13 sulla sinistra idrografica della Dora di Rhêmes. Si cammina ora dapprima sotto un roccione, successivamente in zona aperta e più rocciosa. Si attraversa un torrente su una piccola cascata e si continua per dossi e avvallamenti puntando in direzione della Granta Parei, che troneggia in fondo alla valle. Con moderata salita si arriva ad una carrareccia nei pressi di una bella e grande cascata, la si percorre per un breve tratto e dopo un ponte, prima di alcuni tornanti, si taglia a destra sotto la bastionata sulla quale sorge il rifugio Benevolo che si raggiunge in breve tempo (2287 m, ore 3). Dal rifugio ci si riporta sulla poderale andando ad intercettare, su un sasso, il segnavia per il sentiero n. 13B. Si sale per pascoli tenendosi a sinistra del torrente che scende in un letto roccioso. La salita è moderata. Si continua per un lungo tratto a mezza costa su terreno via via sempre più aspro, si attraversa il primo dei tanti torrenti che confluiscono nella Dora di Rhêmes e ci si innalza più decisamente sulla morena, mentre sulla destra appare il lago di Fond. L’ambiente è ormai di alta montagna; si procede su terreno detritico aiutati nell’orientamento da vistosi ometti, mentre già si presenta davanti la linea del colle e della Punta Basei. Da quota 2700 m circa si contorna il ghiacciaio di Lavassey portandosi, tra sfasciumi e con salita più ripida, al colle della Nivoletta (3124 m). Da qui verso destra, procedendo sulla larga cresta, si raggiunge il Colle Basei (3176 m) punto più alto dell’intera escursione. Dal colle si ha subito la vista grandiosa della testata della Valsavarenche, con i suoi ghiacciai e i numerosi laghi del Nivolet. Si scende su traccia tra neve e sfasciumi riportandosi sotto il colle della Nivoletta e da qui, sempre su terreno detritico, ci si abbassa con largo semicerchio su esile sentiero che raggiunge un dosso più erboso, con bella vista sui laghi Rosset e Leytà, prosegue sotto alcuni roccioni e scende poi vertiginosamente verso quest’ultimo. Raggiuntolo, lo si supera attraversandolo nel tratto in cui si unisce a un più modesto laghetto e si risale poi un dosso per ridiscenderlo poco dopo collegandosi al sentiero n. 3C proveniente dal Col Rosset. Si segue ora il sentiero 3C sulla destra in direzione sud, ma lo si lascia subito dopo l’attraversamento del torrente. Si prosegue invece sulla traccia lungo il torrente e poco più avanti, traversata la strada asfaltata, si sale per un sentierino che porta al rifugio Città di Chivasso (2600 m, ore 8). Secondo giorno: dal rifugio Città di Chivasso a Rhêmes-Notre-Dame. Durata del percorso: 7 ore e 30' Lunghezza: 21,5 km Dislivello in salita: 739 m Dislivello in discesa: 1613 m Dal rifugio Città di Chivasso l’itinerario inizia percorrendo la strada che fiancheggia i laghi del Nivolet in direzione nord-est. Superato il rifugio Savoia si incontra una palina recante diversi segnavia. Si prosegue diritti per circa un’ora poi si imbocca a sinistra il sentiero n. 9 che si distacca dalla strada e sale a mezzacosta lungo il versante est della Valsavarenche. Tutto questo percorso è fiancheggiato dall’imponente ghiacciaio del Gran Paradiso, mentre di fronte si eleva la Grivola dal suo versante sud-ovest. Di sotto a destra le anse della Dora di Nivolet. La bellezza dell’ambiente non è descrivibile: si cammina senza sforzo immersi nella luce e nel silenzio. Unici suoni sono l’acqua dei torrenti e il fischio delle marmotte. Dopo meno di mezz’ora dall’inizio del sentiero n. 9 parte sulla sinistra la traccia per il casotto del Parco, visibile più in alto. Siamo a Plan Borgnoz, a quota 2630 circa. Sulla destra si stacca il sentiero che scende a Pont. Si prosegue in piano con lievi saliscendi lungo il sentiero erboso, intervallato da quel che resta della vecchia mulattiera reale. A quota 2615 il percorso curva a sinistra e scende leggermente per entrare nel magnifico Vallone di Meyes, dove pascolano indisturbati i camosci. Attraversato il torrente, dopo il bivio con il sentiero n. 6, si volge prima leggermente a sinistra e successivamente si compie una larga curva a destra seguita da qualche tornante che scollina presso il Colle Manteau (2789 m, ore 3). Si scende sul versante opposto tra sfasciumi e rocce rotte, il sentiero è comunque ben visibile e degrada sulla piana successiva, una conca verde che ospita i laghi di Djouan e un alpeggio (2516 m). In quel punto si incrocia la traccia dell’Alta Via n. 2 con i suoi triangoli gialli e la si imbocca a sinistra in direzione del Colle di Entrelor. Il sentiero riprende a salire e dopo poco si giunge nei pressi di un magnifico specchio d’acqua. E’ il lago Nero, a quota 2670 m. Si continua a risvolti sotto le Cime di Gollien Sud finché il terreno si fa detritico, ma la salita non è mai troppo severa. Si giunge infine ad una pietraia, risalita la quale si perviene al colle di Entrelor (m 3007, ore 5 dal rifugio Chivasso). I tratti di salita sono terminati; si imbocca ora il ripido sentiero che scende tra massi, canalini detritici e balze rocciose nel Vallone di Entrelor. Si passa dapprima sotto pareti di roccia, poi il paesaggio si fa meno severo e il sentiero meno ripido. Un’ora più tardi si è al Plan di Feye, ex alpeggio con volte a botte ormai ridotto a rudere. Si continua a scendere tenendo a sinistra il torrente Entrelor; si iniziano ad incontrare i primi larici e il paesaggio è sempre più verde. Più avanti, a quota 2142 si trova a sinistra l’Alpe Entrelor, magnifico gruppo di baite ristrutturate. Poco dopo si cammina quasi completamente in piano, su una terrazza panoramica che termina con una croce. Si scende quindi verso destra nel bosco. La pendenza si fa più forte e permette di perdere quota abbastanza velocemente. Dopo aver voltato a destra ad un bivio si scende ancora e, appena sopra l’abitato di Rhêmes-Notre-Dame che si scorge un po’ più in basso, si arriva alle baite di Pra du Bois. Il sentiero piega a sinistra fino a raggiungere il Molino di Bruil e il capoluogo. L’agognato parcheggio si trova davanti a noi, dopo il ponte sulla Dora di Rhêmes. Considerazioni. Nonostante gli auspici molto più favorevoli, durante la prima giornata le condizioni meteo sono state pessime e abbiamo valicato il Colle Basei sotto la bufera e con neve alta fino a 30 cm. Se non siamo quindi riusciti a godere del bellissimo panorama, dobbiamo però dire che ciò ha comunque rappresentato una esperienza unica, in cui la montagna ci ha dato un saggio della sua severità e della sua infinita bellezza, in ogni condizione di tempo.
Rita

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Cima Bianca, da Champtorné
martedì 03 agosto 2010

Cima Bianca

Bella escursione su una vetta tra la Valtournenche e la Valle di Saint-Barthélemy. Noi abbiamo seguito la poderale fino a Lo Ditor: cinque chilometri e mezzo quasi pianeggianti, molto noiosi specie al ritorno. La segnaletica dopo il bivio per il bivacco Tzan andrebbe riveduta e corretta. Parte con bolli n. 3 e poco dopo diventa 10 !! Riportiamo la relazione così come fatta domenica 1 agosto 2010. 

Riportiamo la relazione così come fatta domenica 1 agosto 2010.

Lasciata l’auto a quota 1889 si prosegue a piedi in direzione nord sulla lunga poderale in leggera salita che in un’ora conduce al piano di Lo Ditor (1910 m). Qui il torrente Petit Monde forma una zona umida di torbiere e stagni che fanno del posto un sito di interesse nazionale. Si abbandona qui la poderale e per imboccare il sentiero 8 che costeggia il Lo Ditor sulla sinistra idrografica salendo nel bosco di larici fino ad un dosso con terrazza panoramica.

Si continua sul sentiero che, dopo un tratto pianeggiante, passa nei pressi del vecchio ospizio di Chateau (m 2088, ore 1:30’) Si attraversa una strada sterrata che conduce ad un bel pianoro. Sulla sinistra è evidente una palina con le indicazioni dei diversi sentieri. I numeri 3 e 4 conducono al Lago Tzan e alla Cima Bianca.

Si seguono le indicazioni risalendo un prato e pervenendo all’alpeggio Crotte de Loup, ormai completamente crollato. Il sentiero si inerpica ora tra larici più radi e vallette erbose poi volge a destra risalendo una costa di dossi rocciosi.

A quota 2131 si trova il bivio: il sentiero di destra 4 conduce al bivacco Tzan e all’omonimo lago, quello di sinistra 3 continua per la Cima Bianca (fin qui ore 2). Durante il percorso su prati e roccette in leggera salita si trovano invece bolli 10 . Continuare comunque in direzione sud (attenzione a mantenere la traccia che spesso, sul prato, si perde). 

Giunti ad una valletta si incontrano i ruderi dell’alpeggio di Erbion (m 2522) che si costeggia sulla sinistra risalendo dossi erbosi e seguendo i segni gialli posti sui massi. Poco dopo la traccia si porta a sinistra (sud) e risale il fianco della dorsale su terreno detritico. La si raggiunge a quota 2775. Si continua ora da est verso ovest sull’ampia cresta che dapprima si presenta erbosa e successivamente a sfasciumi fino all’antecima a quota 2972.

Tra detriti e qualche roccetta ci si porta sul versante della Valle di Saint-Barthélemy, dove si perde leggermente quota transitando sotto roccioni calcarei e incontrando il sentiero che sale da Praz.

Si risale ripidamente a destra riportandosi sulla cresta ed infine si supera la cupoletta sulla quale è posta la croce di vetta. Tempo totale ore 4

Rita

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Bivacco Tsan, da Etirol
martedì 27 luglio 2010

Bivacco Tsan

Partiti da Etirol sul sentiero 107 siamo arrivati al Loditor attraverso il percorso n. 10. Da qui abbiamo proseguito come da relazione di Massimo Martini. Gita già effettuata vent'anni fa meritava di essere ripetuta. Percorso lungo ma non molto faticoso. Dal lago siamo andati a intercettare l'alta via n. 1 fino a Grand Raye e da lì, attraverso il sentiero n. 5, abbiamo completato il piccolo anello rimettendoci sulla strada al bivio per il sentiero n. 3 - 4. Tutto molto bello e godibile. Qualche difficoltà a trovare la segnaletica in alcuni punti. Perchè hanno fatto saltare le paline segnaletiche? In Valtournenche abbiamo constatato questo fatto anche durante le escursioni alla Becca d'Aran e alla Roisetta.

Rita

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Ferrata del Venticinquennale, da Gajum
martedì 27 aprile 2010

Ferrata del Venticinquennale

Ferrata interessante, bella e severa. Il primo tratto è reso ostico più per la difficoltà di far scorrere i moschettoni sulla catena che non dall'impegno fisico necessario a superarlo. Il traverso è piuttosto aereo, bello e con qualche tratto piccante. Da fare possibilmente non di domenica.Ferrata interessante, bella e severa. Il primo tratto è reso ostico più per la difficoltà di far scorrere i moschettoni sulla catena che non dall'impegno fisico necessario a superarlo. Il traverso è piuttosto aereo, bello e con qualche tratto piccante. Da fare possibilmente non di domenica.

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