La marmotta delle Alpi (Marmota marmota) è un roditore della famiglia degli Sciuridi, diffuso nelle praterie d'alta quota dell'arco alpino sopra il limite del bosco. Vive in colonie organizzate attorno a sistemi di tane e trascorre gran parte dell'anno in ibernazione.
SCHEDA INFORMATIVA
Nome comune: Marmotta delle Alpi
Nome scientifico: Marmota marmota (Linnaeus, 1758)
Specie: mammifero roditore
Famiglia: Sciuridae (Sciuridi)
Distribuzione: arco alpino (sottospecie nominale M. m. marmota); Carpazi e Tatra (sottospecie M. m. latirostris); introdotta con successo nei Pirenei (1948) e in alcune aree dell'Appennino settentrionale Habitat: praterie alpine, pietraie e versanti erbosi sopra il limite superiore del bosco, tra 800m e 3.200m Alimentazione: erbivora — erbe, fiori, radici, semi; occasionalmente piccoli invertebrati
La marmotta delle Alpi è tra i roditori di maggiori dimensioni presenti sulle Alpi: un adulto misura tra 43cm e 73cm di lunghezza testa-corpo, con una coda di 13-20cm, per un peso che oscilla tra 1,9kg e 8kg a seconda della stagione — significativamente più leggera in primavera, appena uscita dall'ibernazione, che in autunno, prima di rientrarvi. Il corpo è tozzo e compatto, la testa appiattita, le orecchie piccole, gli incisivi prominenti e a crescita continua. La pelliccia è una mescolanza di toni biondi, rossicci e grigio scuro, più chiara sul ventre. I pollici, a differenza delle altre dita dotate di unghie robuste adatte a scavare, presentano un'unghia piatta anziché un artiglio.
Sull'arco alpino la specie occupa tipicamente i versanti esposti a sud, con pendenza elevata, dove praterie d'alta quota si alternano a pietraie e a radi arbusti di mugo, rododendro e ginepro; l'optimum altitudinale si colloca indicativamente tra 1.500m e 3.000m, al limite superiore della vegetazione arborea. In Valle d'Aosta la marmotta è ampiamente diffusa nelle praterie e nei valloni d'alta quota di tutto il territorio regionale, con presenza documentata anche all'interno di più aree protette.
La marmotta vive in colonie familiari organizzate attorno a un sistema di tane scavate nel terreno, con più uscite e gallerie che portano a camere sotterranee tappezzate di erba secca, utilizzate sia per la riproduzione sia per l'ibernazione invernale. È un animale diurno — tratto raro tra i mammiferi di taglia media, in prevalenza notturni o crepuscolari — e trascorre l'estate accumulando riserve di grasso in vista dei mesi freddi. L'ibernazione, che può protrarsi da ottobre ad aprile, comporta un drastico calo della temperatura corporea e della frequenza respiratoria; il gruppo si risveglia periodicamente per brevi intervalli, mantenendosi al caldo tramite il contatto reciproco. La specie mantiene un sistema di vigilanza sociale: un individuo di guardia segnala la presenza di potenziali predatori — volpe, aquila reale, mustelidi — con un caratteristico fischio acuto, udibile a distanza e spesso il primo segno della presenza della colonia prima dell'avvistamento diretto.
A livello globale la IUCN Red List classifica Marmota marmota come "Least Concern" (a più basso rischio), con popolazioni stabili e stimate in oltre 100.000 individui sull'arco alpino. Lo stato di protezione legale in Italia diverge da questa valutazione: la specie è inclusa tra quelle non cacciabili ai sensi della legge 157/92, è tutelata dalla Convenzione di Berna (allegato III) ed è menzionata nella Direttiva Habitat (92/43/CEE) — un regime di tutela totale mantenuto nonostante l'assenza di minacce specifiche documentate, dovuto in parte a fattori storici e in parte allo scarso interesse venatorio della specie nel contesto italiano. Studi recenti sulle popolazioni alpine occidentali segnalano un possibile impatto a lungo termine della siccità estiva legata al cambiamento climatico sulla distribuzione complessiva della specie.
Le colonie di marmotte sono generalmente osservabili con facilità nelle ore del mattino e del tardo pomeriggio nei pressi degli ingressi delle tane, spesso ancora prima dell'avvistamento diretto grazie al fischio di allarme delle sentinelle. La specie non presenta rischi di confusione con altri roditori alpini per le dimensioni e l'habitat d'alta quota.