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Capra Ibex

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Data: 14/09/2026

Lo stambecco delle Alpi (Capra ibex) è un grande bovide selvatico dell'arco alpino, riconoscibile per le corna ricurve ad anelli presenti in entrambi i sessi, molto più sviluppate nel maschio. Tutte le popolazioni attuali discendono dal nucleo sopravvissuto nell'area del Gran Paradiso, dove la specie fu salvata dall'estinzione tra Otto e Novecento.

Lo stambecco è una capra selvatica di grandi dimensioni, con un evidente dimorfismo sessuale. Il maschio adulto raggiunge un'altezza al garrese di 90-101cm, una lunghezza di 149-171cm e un peso di 67-117kg (in autunno, a fine ingrasso, il peso medio si attesta attorno ai 90kg); la femmina è nettamente più piccola, con altezza al garrese di 73-84cm, lunghezza di 121-141cm e peso di 17-32kg. Entrambi i sessi portano corna permanenti ricurve all'indietro e percorse da anelli di accrescimento annuale, dai quali è possibile stimare l'età dell'animale — lo stesso principio di lettura usato per il camoscio. Nel maschio le corna sono nodose sul lato anteriore e raggiungono in media 92cm di lunghezza, con punte che nei soggetti più vecchi possono superare il metro; nella femmina sono lisce, sottili e più corte, con una lunghezza media di 34cm che raramente supera i 35cm. Il mantello è bruno-grigiastro, più scuro in inverno e più chiaro dalla primavera; nella stagione fredda si sviluppa un sottopelo lanuginoso che l'animale perde strofinandosi contro le rocce. Il maschio presenta inoltre una breve barba sotto il mento, evidente soprattutto in inverno.

Lo stambecco è gregario. Maschi e femmine vivono per la maggior parte dell'anno in branchi separati per sesso, riunendosi solo nel periodo riproduttivo tra dicembre e gennaio. Nei gruppi di maschi si stabilisce durante l'estate una gerarchia basata su condizione fisica e sviluppo delle corna, che in inverno riduce il numero di scontri diretti per l'accesso alle femmine; gli scontri, quando avvengono, consistono in spinte e colpi di corna tra individui di rango comparabile. La gestazione dura circa 24 settimane; i piccoli nascono tra giugno e luglio, generalmente uno per parto, in siti scelti dalla femmina per la loro inaccessibilità. L'allattamento dura circa sei mesi; la maturità sessuale delle femmine è raggiunta verso un anno e mezzo di età. La durata di vita in natura è stimata tra 15 e 20 anni, con casi documentati fino a 20-22 anni.

L'ambiente tipico della specie è costituito da pareti rocciose e praterie d'alta quota oltre il limite del bosco, con un legame stretto tra la presenza dello stambecco e la disponibilità di rifugi rocciosi in cui sottrarsi ai predatori. La specie ha una capacità di termoregolazione limitata: nei mesi estivi alterna la ricerca di pascoli ricchi, più esposti, a soste nelle zone rocciose più fresche. Diffuso storicamente su tutto l'arco alpino, lo stambecco subì nella seconda metà dell'Ottocento una drastica riduzione dovuta alla caccia, fino a sopravvivere solo nell'area dell'attuale Gran Paradiso, in Valle d'Aosta e Piemonte, con meno di cento esemplari. La protezione istituita da Vittorio Emanuele II con la Riserva Reale di Caccia del 1856 e, successivamente, l'istituzione del Parco Nazionale Gran Paradiso nel 1922 evitarono l'estinzione della specie: tutte le popolazioni oggi presenti sull'arco alpino discendono da questo nucleo relitto, attraverso reintroduzioni avviate a partire dagli anni Venti del Novecento (Alpi Marittime) e proseguite nel corso del XX secolo verso Alpi Cozie, Lombardia, Alpi Giulie e oltre confine.

Lo stato di conservazione globale della specie è classificato dalla IUCN Red List come "a basso rischio" (Least Concern, valutazione 2022.2). A livello legale la specie è protetta in Italia dal 1977 (l. 968/1977, confermata dalla l. 157/1992), è inserita nell'Allegato III della Convenzione di Berna e nell'Allegato V della Direttiva Habitat (92/43/CEE); la caccia allo stambecco resta vietata in Italia, Francia e Germania, mentre altri Paesi alpini (Svizzera, Austria, Slovenia, Bulgaria) ammettono abbattimenti selettivi regolati. Nel maggio 2026 una proposta di modifica della l. 157/92 (Ddl Malan) che avrebbe potuto aprire a un prelievo venatorio regolato è stata esclusa nel suo iter parlamentare, lasciando invariato l'attuale regime di piena protezione della specie in Italia. La popolazione complessiva sull'arco alpino è in crescita dal secondo dopoguerra, ma le stime numeriche variano sensibilmente a seconda della fonte e dell'anno di riferimento (valori pubblicati tra circa 39.000 capi nel 2000 e oltre 55.000 nel 2015) — si veda la nota editoriale.

Nelle Alpi occidentali lo stambecco è osservabile con relativa facilità nel Parco Nazionale Gran Paradiso, in particolare nelle valli di Cogne, Valsavarenche e Valnontey, dove gli animali pascolano spesso in prossimità degli abitati e dei sentieri turistici. La specie è documentata anche in altre aree protette dell'arco alpino occidentale (Alpi Marittime, Alpi Cozie) e in numerose zone della Valle d'Aosta al di fuori del perimetro del parco, in seguito alla naturale espansione dell'areale.

Lo stambecco si distingue dal camoscio (Rupicapra rupicapra), con cui condivide l'habitat roccioso alpino, per la mole nettamente superiore, la mancanza di uncini terminali alle corna (dritte e ricurve nello stambecco, a uncino nel camoscio) e l'assenza della caratteristica mascherina facciale bianca e nera del camoscio.

Scheda informativa

Nome comune: Stambecco delle Alpi (stambecco alpino, stambecco)
Nome scientifico: Capra ibex Linnaeus, 1758
Specie: mammifero placentato, ungulato artiodattilo
Famiglia: Bovidae (sottofamiglia Caprinae)
Distribuzione: arco alpino (Italia, Francia, Svizzera, Austria, Germania, Slovenia)
Habitat: ambienti rocciosi e praterie d'alta quota, generalmente tra 1.600m e 3.200m
Alimentazione: erbivoro — graminacee ed erbe fresche in estate, arbusti, germogli, licheni e aghi di conifere nelle altre stagioni