Alpinista e pioniere dello scialpinismo italiano.
Dati anagrafici
nome: Aldo Bonacossa
nascita: 7 agosto 1885 - Vigevano
morte: 20 aprile 1975 - Milano
nazionalità: italiana professione: ingegnere, industriale, alpinista
affiliazione: Club Alpino Italiano dal 1903, Club Alpino Accademico Italiano dal 1906
Biografia
Aldo Bonacossa nacque a Vigevano il 7 agosto 1885 in una famiglia di industriali della seta della Lomellina. Il padre Cesare ottenne nel 1913 il titolo comitale e le fonti indicano abitualmente Aldo anche come conte Aldo Bonacossa. Era il fratello minore di Alberto Bonacossa (1883-1953), dirigente sportivo e membro del CIO, con cui è spesso confuso nelle ricostruzioni di storia dello sport italiano.
Completò gli studi di ingegneria anche alla Technische Hochschule di Monaco di Baviera, dove conseguì il titolo di Doktor-Ingenieur con una dissertazione sulla topografia e sulla geologia dell'alta Valmalenco, datata 1912 o 1913 a seconda dei cataloghi. Lavorò come industriale della seta e in seguito come dirigente di aziende agricole e imprenditore edile. Nel 1926 sposò Ester della Valle di Casanova, alpinista e sciatrice, conosciuta nella comune frequentazione della montagna; ebbero una figlia, Silvia, poi nota come Silvia Sella Bonacossa.
Entrò nel Club Alpino Italiano nel 1903 e nel Club Alpino Accademico Italiano nel 1906 (1907 secondo un profilo del CAI del 1965). Ricordò Christian Klucker come primo maestro su ghiaccio e Bortolo Sertori come primo maestro sul granito della Val Masino. Cominciò a sciare nel 1904 e usò gli sci non solo per gli spostamenti invernali ma per salire le montagne. La sua attività si estese alle Alpi, al Gran Sasso, ai Pirenei e alla Sierra Nevada. Le fonti commemorative parlano di oltre quattrocento prime ascensioni e nuove vie, e alcune indicano 470, ma non esiste un repertorio analitico che distingua nuove vie, prime di vetta, prime invernali e prime sciistiche. Tra i compagni di cordata ebbe Giusto Gervasutti, Ettore Castiglioni, Luigi Binaghi e il re del Belgio Alberto I.
Nella prima guerra mondiale prestò servizio volontario come ufficiale del Genio. Dopo un periodo sul fronte dell'Isonzo fu assegnato al Servizio Informazioni del Comando Supremo e fece da istruttore nei corsi di sci militare. Nel 1916 accompagnò sull'Adamello il fotografo e cineasta Luca Comerio, che poté così girare riprese della guerra combattuta in alta montagna. Alcune ricostruzioni gli attribuiscono la regia del film, ma la documentazione disponibile non lo conferma.
Fu tra gli artefici della federazione nazionale dello sci, costituita nel 1920, e ne fu il primo presidente dal 1920 al 1922. Alcune fonti, anche federali, gli attribuiscono un secondo mandato nel 1927-1929, mentre per il 1928-1929 altre indicano la presidenza del fratello Alberto. Fu vicepresidente della Federazione Internazionale Sci dal 1932 al 1934 e poi socio onorario. Presiedette il Club Alpino Accademico Italiano dal 1933 al 1945, succedendo a Umberto Balestreri; non fu presidente generale del CAI, di cui divenne socio onorario nel 1964. Socio dell'Alpine Club dal 1912, fu riammesso nel 1948 dopo l'interruzione dovuta alla guerra, ne fu vicepresidente nel 1957 e socio onorario nel 1963.
Tra il 1934 e il 1939 prese parte a tre spedizioni nelle Ande, guidando la prima, del CAAI; le tre sono descritte in Imprese alpinistiche. Il Gran Sasso fu un terreno ricorrente della sua attività, sugli sci e in arrampicata, tra il 1923 e il 1934.
Usò sistematicamente la fotografia per documentare guerra, montagne, viaggi e spedizioni. Due raccolte distinte ne conservano il lavoro: la Collezione Marzio Govoni di Carpi, con tre diari e 576 fotografie su guerra, alpinismo e spedizioni sudamericane, e il Fondo Bonacossa dell'Archivio della Società Storica per la Guerra Bianca, proveniente dal fondo di Luciano Viazzi, con 1.052 supporti fotografici. Morì a Milano il 20 aprile 1975.
Imprese alpinistiche
Corno Grande - 1923 - salita con gli sci e discesa, il 27 marzo
Corno Piccolo - 1923 - attività nello stesso anno
Tronador, cima cilena (Pico Matteoda) - 1934 - prima ascensione, il 28 febbraio, con Luigi Binaghi e Giusto Gervasutti; la vetta fu intitolata a Giuseppe Matteoda, scomparso con Luigi Durando in un tentativo precedente sul massiccio (Ande, Argentina e Cile)
Punta dei Due, spigolo sud-est - 1934 - via aperta il 2 ottobre con Giusto Gervasutti, con un passaggio allora valutato di VI grado (Gran Sasso)
Gran Sasso - 1932 - traversata sciistica del massiccio da est a ovest, in marzo, con Luigi Binaghi e Ninì Pietrasanta, con salite invernali con gli sci al Pizzo d'Intermesoli e al Monte Corvo
Fitz Roy - 1937 - ricognizione delle possibili vie di accesso, senza raggiungere la vetta, con Ettore Castiglioni, Titta Gilberti e Leone Dubosc (Patagonia)
Cerro Rato - 1937 - prima ascensione, indicata inizialmente come Cerro Doblado e corretta in seguito nella letteratura CAI (Patagonia)
Cerro Maria di Piemonte - 1939 - prima ascensione, il 21 febbraio, con Remigio Gérard (Puna de Atacama)
Licancabur - 1939 - salita il 6 marzo con Remigio Gérard, con osservazione di strutture e reperti precolombiani in vetta (confine Cile-Bolivia)
Cerro Pili - 1939 - prima ascensione, il 14 marzo (Puna de Atacama)
Cerro degli Alpini, Cerro Colorado, Tocorpuri - 1939 - salite ed esplorazioni nella stessa spedizione, con Remigio Gérard e Carlo Negri
Opere
Beiträge zur Topographie und Geologie des Oberen Malencotales, München, Königliche Technische Hochschule, 1912-1913
Regione dell'Ortler, Milano, Club Alpino Italiano, 1915
La spedizione italiana alle Ande, Rivista Mensile del CAI, 1934
Masino-Bregaglia-Disgrazia, Milano, CAI-TCI, 1936
Tre spedizioni nelle Ande tra Argentina, Cile e Bolivia, in Alpinismo Italiano nel Mondo, Milano, CAI-TCI, 1953
Masino-Bregaglia-Disgrazia, vol. II, 2a ed. con Giovanni Rossi, Milano, CAI-TCI, 1975
Masino-Bregaglia-Disgrazia, vol. I, 2a ed. con Giovanni Rossi, Milano, CAI-TCI, 1977
Bibliografia
In veste di scrittore
Ruth Berger (a cura di), Aldo Bonacossa. Una vita per la montagna. Raccolta di scritti alpinistici, Tamari, Bologna, 1980
In veste di citazione importante
Club Alpino Italiano, profilo di Aldo Bonacossa, Rivista Mensile, 1965
Renato Chabod, Aldo Bonacossa, Rivista Mensile del CAI, anno 96, n. 9, settembre 1975
Ruth Berger, Aldo Bonacossa, Bollettino del CAI e Annuario CAAI, n. 80, 1981
Vincenzo Abbate, Quell'alpinista venuto dal nord: Aldo Bonacossa e lo sci alpinismo al Gran Sasso, Bollettino CAI L'Aquila, III serie, n. 27 (155), giugno 1993