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Chamois (Rupicapra rupicapra)

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Date: 25/08/2026

Il camoscio (Rupicapra rupicapra) è un ungulato della famiglia dei bovidi diffuso sull'arco alpino, sugli Appennini e su altre catene montuose europee, riconoscibile per le corna sottili e uncinate presenti in entrambi i sessi. A differenza dello stambecco, con cui condivide l'habitat alpino, non è mai stato oggetto di reintroduzione sulle Alpi occidentali, dove la popolazione si è mantenuta diffusa e stabile.

Scheda Informativa

Nome comune: camoscio, camoscio alpino
Nome scientifico: Rupicapra rupicapra
Specie: mammifero artiodattilo (ungulato)
Famiglia: Bovidae
Distribuzione: Alpi, Appennini, Carpazi e Balcani fino al Caucaso; una popolazione è stata introdotta in Nuova Zelanda nel corso del Novecento.
Habitat: Zone montane rocciose e impervie, fino a oltre 3.000m; praterie alpine in estate, boschi di conifere a quote più basse in inverno.
Alimentazione: Erbe e graminacee d'alta quota in estate; cortecce, aghi e germogli di conifere in inverno.

Il camoscio comprende diverse sottospecie distribuite lungo l'arco alpino e le principali catene montuose dell'Europa centro-meridionale e del Vicino Oriente; la sottospecie presente sulle Alpi occidentali, incluso il territorio valdostano, è Rupicapra rupicapra rupicapra. La specie occupa un areale altitudinale ampio, spostandosi stagionalmente tra le praterie d'alta quota frequentate in estate e i versanti boscosi a quote più basse dove trova riparo e cibo durante l'inverno.

Il peso varia tra i 30 e i 60kg nei maschi e tra i 25 e i 45kg nelle femmine, con una lunghezza testa-corpo di 107-137cm e un'altezza al garrese di 70-80cm. Il mantello cambia colore con le stagioni, passando da un bruno intenso in estate a un grigio più chiaro in inverno; caratteristica distintiva è la maschera facciale bianca con una banda scura sotto l'occhio, insieme a una striscia dorsale scura e a una macchia bianca sul posteriore. Le corna, presenti in entrambi i sessi, sono sottili e ricurve a uncino nella parte terminale: un tratto che distingue nettamente il camoscio dallo stambecco (Capra ibex), le cui corna sono molto più grandi, ricurve all'indietro e ad anelli.

La specie vive in gruppi a struttura sociale differenziata: femmine e giovani formano branchi di 15-30 individui, mentre i maschi adulti restano prevalentemente solitari per la maggior parte dell'anno, avvicinandosi ai gruppi femminili solo nel periodo degli amori, tra fine novembre e inizio dicembre. La gestazione dura circa 170 giorni, con la nascita di un solo piccolo tra maggio e inizio giugno.

A livello di specie, la IUCN Red List classifica Rupicapra rupicapra come "Least Concern" (rivalutazione 2020). Il dato complessivo non è uniforme sull'intero areale: la stessa rivalutazione segnala un trend in calo in alcune popolazioni periferiche, legato a episodi di cheratocongiuntivite infettiva e alla competizione con altri ungulati selvatici e domestici. Sulle Alpi occidentali, incluso il territorio del Parco Nazionale Gran Paradiso, la popolazione risulta invece diffusa e stabile. A differenza dello stambecco, la cui presenza sulle Alpi occidentali è dovuta a un programma di reintroduzione avviato a partire dalla riserva reale di caccia istituita nel 1856 - divenuta poi il Parco Nazionale Gran Paradiso nel 1922 - il camoscio non è mai stato prossimo all'estinzione locale e non è stato oggetto di reintroduzione, pur beneficiando della stessa area protetta.

L'osservazione diretta è più semplice rispetto a specie elusive come il lupo: il camoscio frequenta abitualmente pareti rocciose, canaloni e pendii ripidi anche in prossimità di sentieri escursionistici d'alta quota, mostrandosi spesso in gruppo nelle ore diurne. La confusione più frequente sul campo è con lo stambecco: a distanza, la corporatura più snella del camoscio e le corna sottili e uncinate, contro la mole maggiore e le corna arcuate dello stambecco, restano il criterio distintivo più affidabile.